L’arte del fuori strada

È chiaro sin da subito che Gravel punta a qualcosa di molto diverso da quanto visto in MotoGp e Ride. I protagonisti sono dei fuoristrada 4x4, grandi,

grossi e pesanti. I tracciati si lasciano alle spalle le serie e professionali piste note a livello mondiale, presenti persino in Monster Energy Supercross, per puntare invece all'invasione della natura selvaggia. I veri professionisti non si fanno certo spaventare da sabbia, fango o tratti rocciosi, né da cascate e grotte sotterranee. In questo modo, Gravel viene presentato con una certa dose di esibizionismo, di ricerca dell'eccesso, mitigati poi dalla giusta dose di contenuti più formali. Gran parte del suo carisma risiede proprio in questo equilibrio, tra i presentatori del Gravel Channel che documentano in modo serio e rigoroso la gara in corso, e i giusti tocchi di tamarraggine nella verniciatura delle vetture, dalle sfide ufficiali con veri professionisti del settore come Sean Walker alle derapate in riva al mare o sulle montagne.

La recensione di Gravel

A tenere unite tutte le offerte della produzione ci pensa, come al solito, la Modalità Carriera. Dopo un brusco tutorial che ci butta su strada, avvisandoci dell'esistenza di giusto due comandi e lasciandoci intuire tutto il resto, a poco a poco Gravel scopre le sue carte, con una sorta di studiato compiacimento. E in effetti non è che Milestone abbia lesinato sulle modalità da proporre, raggruppate sotto un totale di quattro etichette principali: Stadium Circuit, Wild Rush, Speed Cross e Cross Country. Anche i nomi in realtà hanno una funzione più scenografica che pratica. A conti fatti le varie sfide su strada seguono una classificazione molto più canonica: c'è la gara in cui bisogna posizionarsi tra i primi tre su un totale di giri variabile, quella in cui bisogna sfrecciare a tutta velocità passando attraverso i checkpoint, le prove a tempo, il tutto condito con un contatore del punteggio permanente. Quest'ultimo ci avvisa di come stanno andando le nostre prestazioni: ogni derapata permette di accumulare un certo numero di punti, così come i salti, gli scontri con gli altri concorrenti, la tenuta su strada in condizioni atmosferiche difficili, e via dicendo.

La recensione di Gravel

La Modalità Carriera non è altro che un susseguirsi di gare su gare che ci portano a visitare i quattro angoli del mondo, ognuno scelto dagli sviluppatori per il suo ambiente particolare (deserti, montagne, spiagge dell'Oceano Pacifico). L'obiettivo della carriera è completare i singoli episodi che la compongono, ognuno articolato in un certo numero di gare. Ognuna di esse permette di accumulare delle stelle: ad esempio, arrivando tra i primi tre classificati su un tracciato otterremo tre stelle su tre, posizionandoci ultimi solo una. Con un preciso numero di stelle sempre crescente si sblocca l'episodio successivo, fino ad arrivare a sfidare il "boss" di turno, che è un professionista dei fuori strada. Tra i presenti figurano Scott Parker, Ryan Carter, Justin Evans, ma ovviamente il nostro obiettivo è essere i migliori in assoluto e quindi battere Sean Walker, l'off-road master della Final League. Ma per farlo dovremo prima vincere tutte le gare e portarci a casa tutte le stelle di tutte le competizioni, un compito in realtà non troppo semplice. La buona notizia è che anche arrivando ultimi Gravel ci dona un certo numero di punti esperienza, gli Show Points, che permettono di salire di livello e sbloccare nuove piste, accessori e verniciature. Un'altra buona notizia è che le varie competizioni possono essere personalizzate prima di avviare la gara, comprese le previsioni atmosferiche per la giornata.