La strana genesi di Bayonetta 2 prende quota al momento in cui SEGA decide di rinunciare al progetto, a causa delle scarse (a suo dire) vendite del primo capitolo. La saga

ideata da Hideki Kamiya (già autore del primo Devil May Cry, giunto da noi nella infausta veste dei 50 Hz) è universalmente riconosciuta come una delle migliori di sempre, almeno se si guarda al genere di appartenenza. Lo sapeva bene Nintendo, che decise di far sua la matta idea di un seguito per risollevare le sorti di un Wii U partito male (e finito peggio, come la Storia recente insegna). Purtroppo, la scarsa diffusione della scorsa console della casa di Kyoto finì per azzoppare anche il nuovo progetto, tanto eccellente se si guarda al mero gameplay, quanto fallimentare al momento di analizzare i dati di vendita. Mentre il primo capitolo, svincolato da Nintendo, ha fatto capolino su PC qualche tempo fa, per rivedere Bayonetta coi capelli corti abbiamo dovuto attendere le due remastered su Switch, sperando che la maggior base installata dia finalmente il giusto riconoscimento a un lavoro – quello di Yusuke Hashimoto (comunque supportato dallo stesso Kamiya) – che merita di entrare nell’Olimpo delle cose migliori che si siano mai viste in ambito videoludico.

UNA STREGA UN PO’ COSÌ

Per quanto concerne la versione Switch di Bayonetta 2 si possono dire più o meno le medesime cose già esplicitate nella recensione del primo capitolo (cliccando qui potete leggere la recensione relativa). Dando per buone tutte le peculiarità di uno degli stylish action game più belli dell’universo, questa remastered porta in dote tutte le cose buone della controparte originale: ritroviamo quindi sia i controlli via touch screen – adatti a chi cerca un’esperienza leggera e senza troppi sbattimenti nel far proprie le tante opportunità del moveset garantito dai tasti – sia i costumini extra in salsa Nintendo di cui vi ho già parlato nella recensione di Bayonettache vi ho linkato poc’anzi, cui si aggiunge il supporto per gli Amiibo (che sbloccano comunque cose ottenibili direttamente “in game”).

bayonetta 2 switch recensione

Dal punto di vista tecnico, il lavoro di porting è davvero strepitoso

Dal punto di vista tecnico, il lavoro di porting è davvero strepitoso, tanto che a volte mi sono dovuto stropicciare gli occhi perché davvero non credevo come una console dal comparto hardware tutto sommato modesto come Switch riuscisse a fissarmi nelle pupille cotanta bellezza. A differenza del primo Bayonetta, che sulla nuova console di Nintendo non abbandona praticamente mai i 60 fps, qui vanno segnalati alcuni cali di frame, tuttavia limitati alle fasi esplorative (in particolare quando si gira in ambienti ariosi, come le piazze della città di Noatun, o quando si assume la Forma di Serpente per nuotare sott’acqua); fortunatamente, al momento in cui la fluidità serve davvero, ergo nei combattimenti, il frame rate si dimostra granitico e al pieno servizio del giocatore.

Esattamente come accade nel porting del primo Bayonetta, poi, se avete intenzione di giocare con la console connessa al dock (e quindi al televisore) si nota un leggero impastamento dell’immagine, che nemmeno il migliore degli scaler è in grado di mitigare. Il motivo è presto detto: per garantire la maggior fluidità possibile – necessaria come il pane in un titolo di questo genere – il team di sviluppo ha optato per una risoluzione nativa a 720p. Di contro, visto che si tratta della medesima risoluzione del touch screen, Bayonetta 2 in formato “mobile” mostra i muscoli grazie a una resa visiva che – almeno al momento – non ha pari su Switch.

L’HO GIÀ GIOCATO… COMPRO LO STESSO?

La domanda è lecita e la risposta vale anche nel caso della remastered del primo Bayonetta. A mio modesto parere, stiamo parlando di due titoli che è bello rigiocare comunque, in tutte le salse. Certo, stessimo prendendo in esame le versioni per una console tipicamente da salotto si potrebbe tranquillamente soprassedere, vista la quasi totale assenza di extra che possano invogliare l’acquisto; tuttavia, l’atipicità di Switch e la sua portabilità rappresentano un plus non da poco, e non ha prezzo condurre Bayonetta lungo la sua lotta contro Angeli e Demoni quando si è in coda alle Poste o ci si dedica a lunghe sedute sul trono di casa (niente pensieri sconci, mi raccomando!).

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l’atipicità di Switch e la sua portabilità rappresentano un plus non da poco

Certo, il prezzo di 49,99 euro per la versione digitale non invoglia molto (per non parlare dei 64,99 euro di quella retail), ma se pensate che acquistando Bayonetta 2 vi potete portare a casa anche il primo aggiungendo solo 9,99 euro, l’accoppiata potrebbe valere lo sforzo. Se, invece, non avete mai avuto il piacere di incontrare nel vostro cammino la Strega di Umbra, davvero non dovreste pensarci più di tanto.

La remastered per Switch di Bayonetta 2, così come quella del primo episodio, rappresenta un acquisto obbligato per chi non ha mai avuto il piacere di imbattersi nella serie stylish action più sbroccata di sempre. Tutti gli altri, nonostante il prezzo non proprio amichevole proposto da Nintendo, dovrebbero comunque farci più di un pensierino. Peccato per qualche calo di frame rate nelle fasi di esplorazione (ma nei combattimenti si viaggia a 60 fps fissi, sia chiaro!) e per un leggero impastamento dell’immagine al momento di giocare su TV; tuttavia, come già detto nella recensione del primo Bayonetta per Switch, possiamo farcene comodamente una ragione e vivere ugualmente felici.

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